Un avvocato, non un finanziere

Sono un avvocato. Non un analista finanziario, non un gestore di fondi, non un laureato in economia con la passione per i grafici a candela. Un avvocato, con tutto quello che questo comporta: anni passati a leggere contratti, sentenze, norme, e una convinzione radicata, fino a poco tempo fa, che la Borsa fosse un mondo a cui non avevo alcuna intenzione di avvicinarmi. Non per snobismo, ma per diffidenza.

Investire in azioni mi sembrava una cosa incomprensibile, riservata a pochi iniziati. Mi appariva come uno di quegli ambiti — lo squash, il golf, tanto per usare un paragone che mi è caro — fatti apposta per chi ha già tutto: tempo, capitali e conoscenze che il resto di noi non ha mai avuto occasione di costruire.

Guardavo i telegiornali economici, i titoli che salivano e scendevano, gli "esperti" che spiegavano ogni movimento con sicurezza granitica il giorno dopo che era già successo, e pensavo: non fa per me. È un gioco truccato, o comunque un gioco per cui non ho le carte.

L'incontro con Buffett, e tutto quello che ne è seguito

Poi, quasi per caso, così come capitano le cose che finiscono per cambiare la traiettoria di una vita, mi sono imbattuto in Warren Buffett. Non nel personaggio da copertina, non in uno degli uomini più ricchi del mondo raccontato dai rotocalchi, ma nel suo modo di ragionare. Ho iniziato a leggere le sue lettere agli azionisti e ho scoperto qualcosa che non mi aspettavo: un linguaggio semplice, quasi dimesso, la totale assenza di gergo tecnico usato per intimidire, e un'idea di fondo disarmante nella sua chiarezza — comprare un'azione significa comprare un pezzo di un'azienda vera, con un business vero, non un ticker che sale e scende su uno schermo.

Da Buffett sono arrivato a Benjamin Graham, il professore della Columbia University che negli anni Trenta del Novecento aveva per primo messo per iscritto i principi di quello che oggi chiamiamo value investing — investire guardando al valore reale di un'azienda, non al suo prezzo del momento: comprare aziende, non scommettere sui ticker. E da Graham sono arrivato a tutta la tradizione che ne è seguita: Philip Fisher, Charlie Munger, Peter Lynch, Joel Greenblatt, e i tanti altri investitori che, con sfumature diverse, hanno costruito fortune enormi partendo dalla stessa idea di fondo.

Ho scoperto, leggendo loro, un modo di investire completamente diverso da quello che i media — e il settore finanziario nel suo complesso, che su questa confusione ci guadagna — ci fanno credere che sia "investire". Ho scoperto che non servono competenze tecniche fuori dalla portata di chiunque. Ho scoperto che valutare un'azienda richiede, sì, studio — leggere, informarsi, capire come funziona un bilancio — ma che l'ingrediente decisivo, quello che fa davvero la differenza, è il buon senso. Lo stesso buon senso che usiamo ogni giorno per valutare qualsiasi altra cosa nella nostra vita: se un'auto usata vale il prezzo richiesto, se un'attività commerciale che stiamo per rilevare ha davvero i clienti che dice di avere, se una persona a cui affidiamo un compito è davvero affidabile.

E ho scoperto, con una certa sorpresa da avvocato abituato a maneggiare testi complessi, che per fare un'analisi seria dei dati finanziari di una società non serve altro che la matematica che si impara alle elementari: addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione. Non servono modelli stocastici, non servono equazioni differenziali, non serve un dottorato in finanza quantitativa. Serve saper leggere un bilancio con metodo, e serve — questo sì, in dosi generose — pazienza.

Perché ho costruito Value Investors Hub

Quella scoperta ha cambiato il mio modo di guardare ai mercati ma ha lasciato in me una frustrazione precisa. Cercavo uno strumento che mi accompagnasse in questo percorso — che mi aiutasse prima a trovare le società potenzialmente interessanti, e poi a studiarle con metodo. E ho visto subito che non esisteva nulla di simile, di sicuro non in italiano.

A quel punto ho iniziato a usare piattaforme che offrivano dati finanziari, metriche e ratio già calcolate. Ma quasi nessuna mi spiegava davvero come usare quei dati. Nessuna mi diceva nel dettaglio perché una singola ratio fosse importante, a cosa servisse concretamente, e spesso neppure come venisse calcolata. Così ho iniziato a costruire da solo, piano piano, il mio percorso di studio: usando i dati delle piattaforme, leggendo libri per capire come interpretarli, imparando a calcolare da me le ratio che via via capivo essere importanti per analizzare e comprendere una società.

Dopo averlo costruito e usato per me stesso, ho deciso di renderlo pubblico. Con la passione che mi ha sempre accompagnato per la programmazione, ho trasferito tutto il mio metodo di studio in una piattaforma che non si limita a offrire dati organizzati e impacchettati come tutte le altre: li spiega, li analizza, li inserisce in un percorso che porta chi lo usa a conoscere una società quanto è ragionevolmente possibile per un investitore esterno, ad annotarsi ogni informazione importante da ricordare, e a valutarne personalmente il reale valore.

La costruzione di Value Investors Hub è stata un lavoro lungo, durato due anni, e continuerà a espandersi — sia nella volontà di entrare sempre più nel dettaglio dello studio, sia in quella di estendere l'universo delle società analizzabili a tutti i mercati mondiali, a partire da quelli europei e, in particolare, dal mercato italiano.

Con quale idea in testa l'ho costruito

Ho costruito questo sito avendo sempre presente una cosa sola: chi oggi si trova dove mi trovavo io qualche anno fa — senza background finanziario, con la sensazione che la Borsa sia un gioco riservato a chi ha già tutto — merita uno strumento vero, non l'ennesima scommessa travestita da investimento. Per questo non troverai qui un segnale da seguire alla cieca, ma il metodo per arrivare da solo a un giudizio informato. Ed è per lo stesso motivo, non per caso, che i prezzi restano bassi e accessibili a chiunque abbia anche solo un po' di capitale da investire: se davvero credo — e ci credo — che studiare sia l'unica vera difesa del piccolo investitore, quella difesa non può avere un costo che la riserva a chi ha già molto.

Non sono qui per convincerti a fidarti di me. Sono qui per darti gli strumenti perché tu non debba più fidarti di nessuno che non sia te stesso — riga di bilancio dopo riga di bilancio. Benvenuto in Value Investors Hub. Buono studio.

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